La stanza di Phoebe
venerdì, novembre 20, 2009  
Kate eat the world
“Ma che fai, mangi?
Mi apostrofa da dietro un collega mentre pesco un Kinder Cereali dal distributore automatico.
Eccheccavolo, dopo una lezione di spinning mi ci vuole qualcosa da mangiare!” sbotto io.
“Ah, stai attenta che poi ti ingrassi!!!” mi risponde lui canzonatorio, gongolando come se mi avesse sorpreso a sniffare tre strisce di coca.
Me ne vado, biascicando tra i denti un “Ma-vedi-d’andà-dove-dico-io” che non ho avuto l’istinto di sbattergli in faccia di getto.

Ecco, ora il Kinder Cereali non mi va più.

Cretino.
Mi sento pure grassa.

Che poi, chi lo dice che una donna deve essere magrissima? Insomma, io porto la 42, ma nonostante questo non sono esente da battutine, prese in giro e illazioni qualora un rotolino si affacci là dove un occhio clinico può arrivare. 
Ma che palle…

Chi l’ha detto che la donna per essere bella e ammirata deve essere secca?
Facile. Lo dicono TUTTI.
O almeno i trequarti abbondanti del globo terraqueo.
Prima di tutto lo dicono i media: i giornali le passerelle della moda (con rare e misurate eccezioni), le pubblicità, i calendari “chic”. Sopra una certa taglia è subito calendario per camionisti e meccanici.
Lo dicono gli uomini, affascinati da corpi androgini che non fanno paura perché molto simili a loro. O comunque convinti che una possa essere secca a con le tette: illusi.
Lo dicono le donne, che si maltrattano nel tentativo di asciugare il grasso che secondo il DNA dovrebbe albergare in certe zone del corpo nella speranza che un aspetto filiforme le renda più forti, con più autocontrollo e potere. E più gnocche. Invece le rende Mocio Vileda parrucchierati e truccati.
Lo dice la gente, che guarda male e d occhieggia quando ti vede prendere un piatto di patatine fritte, manco fossi una obesa cronica.
Lo dicono le centinaia di siti e blog pro-ana e pro-mia, che adorano anoressia e bulimia come fossero dee a cui offrire mini gallette di farro e  tisane al finocchio.
Lo dice mia madre, che da quando ho preso due chili mi sta dietro come fossi una malata terminale, al grido di “Tu non ti curi più!

Inutile negarlo, inutile dire IO NO.
Il fenomeno che accoppia bellezza e magrezza è consolidato e ci vorrà tempo e fatica per far sì che la nostra società rientri in canoni più salubri e gestibili.
Prendete Kate Moss. La trovate bella? Elegante, sexy? Maledettamente minimal chic?
Sì, la vedete così (e ce la vedo pure io) anche se oggettivamente è un manico di scopa. Che si permette, tra l’altro, di affermare fiera che “Niente ha un sapore così buono come la sensazione della magrezza” salvo poi ritrattare quando l’ennesima ed inutile associazione di genitori la accusa di istigare all’anoressia.
Ma c’è forse bisogno che apra la sua piccola bocca a culo di gallina perché  questo accada? Non bastano già le foto pubblicitarie, i servizi e la sua immagine secca e fiera di esserlo sbatacchiata agli angoli delle strade ed alle fermate dei bus per instillare nella mente quel concetto di bellezza?
Ok, sono d’accordo che non si diventa anoressiche (solo) per questo. Ci sono mille altri motivi psicologici ed ambientali e dare la colpa alle riviste è riduttivo.
Ma come ci siamo arrivati? Come siamo passati dalle pin-up anni ’50 ai manici di scopa imperanti?
E’ forse un gelido tentativo di atrofizzare il cervello femminile in pratici crackers?

Ho deciso.
Io il Kinder Cereali me lo mangio.

E buon appetito… 




l'ha scritto phoebe1976 | 20:37 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me, famiglia phoebe
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martedì, novembre 10, 2009  
Il curriculum di una vita
In una Italia che cerca lavoro non solo per migliorarsi o per appagare il proprio ego, ma anche e sempre più spesso per far fronte a necessità ben più impellenti dell’IPhone, il curriculum vitae diventa uno strumento importante, anzi necessario per farsi notare.
No, non dite che tanto in Italia ci vuole la classica zampata sul culo o sennò non si va da nessuna parte. Se in parte è vero, dall’altro lato conta anche sapersi presentare e fare una bella impressione per essere chiamati ad un colloquio e non finire nel cestino.
Come fare un curriculum che finisca nel raccoglitore “In evidenza” e non in quello “Nel cestino insieme alle bucce delle clementine”?
Ecco alcuni consigli.
 

Formato.
Prediligete il classico formato europeo. E’ chiaro da leggere, semplice, efficace e senza fronzoli. Formati rassettati, tabellati, incasinati o simili rendono complicata la lettura al selezionatore che in una mattina ne deve leggere dieci o magari cento. Evitate di usare il grassetto se non in casi estremi e scrivete con il NERO. Curriculum scritti in viola acceso o in blu elettrico non vi fanno sembrare più creativi, affatto.
Non scrivete a mano, MAI. Non siamo nel 1945 e anche  allora era buona norma battere a macchina questo genere di richieste.
 

Invio foto.
Mandate foto solo se ne avete una in cui siete venuti bene, sorridenti e professionali. E possibilmente ben pettinati.
Una foto in cui sembrate una persona a cui una vecchietta affiderebbe il proprio gattino, insomma.
Se avete la cresta, sembrate un galeotto, uno scippatore o una pornostar è meglio non mandarla, non fa nulla. Vale anche se avete gli occhi chiusi. E no, la foto del compleanno del vostro migliore amico, quella in cui siete ubriachi, nemmeno quella va bene.
nel caso decidiate di inviare la foto per mail, state attenti che non sia in formato poster 800x1056. Renderebbe la mail pesante e fastidiosa ed il suo invio completamente inutile.
 

Indirizzo mail
Se il vostro indirizzo mail abituale è un po’ particolare o legato a certe vostre attività (legali e legittime, eh!) in rete, buona norma sarebbe crearne uno ad hoc per l’invio curriculum. Uno molto semplice tipo nome.cognome@quellochevipare.com andrà più che bene. Indirizzi come miciomicio75, cuorechebattecarmela, ironman o tuttacalda81 non aggiungono appeal al vostro cv, ma scatenano solo ilarità in almeno due piani dell’azienda.
Rifletteteci. 

Esperienze lavorative.
Cominciate ad elencarle SEMPRE  dalla più recente. Non mi stancherò mai di dirlo, ma la lettura dei curriculum inizia con una scrematura superficiale e se sulla prima riga c’è scritto babysitter part-time o barista freelance il selezionatore 9 volte su 10 non si fermerà a leggere fino in fondo, ma invierà il curriculum tra le clementine non rendendosi conto della vostra evoluzione dai tempi del liceo e perdendo la fantastica possibilità di assumervi presso l’azienda. Perciò indicate sempre la vostra ultima (o attuale) occupazione e poi procedete a ritroso.

Istruzione e formazione
Elencate (sempre rigorosamente a ritroso) solo le più significative ed inerenti alla posizione per cui fate richiesta. Se avete fatto una vacanza di 10 giorni a Londra non è significativo e no, non vale come esperienza all’estero, ve lo posso assicurare, nemmeno se avete parlato inglese tutto il tempo con il receptionist dell’albergo.
Indicate solo le esperienze scolastiche COMPIUTE. Se avete fatto due anni di Università e poi avete mollato, è meglio non scriverlo. Stesso vale (a maggior ragione, anzi) per gli studi superiori. Non vergognatevi di quanto avete, mostratelo invece con orgoglio.
E’ l’elenco delle vostre doti e dei vostri successi e non dei vostri fallimenti, dovete valorizzarvi non dimenticatelo.

Conoscenze informatiche e/o linguistiche.
Ho un solo, ma importantissimo, consiglio: NON MENTITE.
Non millantate conoscenze approfondite del finlandese o del giapponese se non ne avete. Ma non scrivete nemmeno “ottima conoscenza dell’inglese” quando non sapete dire nemmeno “How do you do?” senza sembrare Christian De Sica che ci prova con qualche strappona. Rischiate figuracce ad un colloquio e vi giochereste quel poco di credibilità che esprimete dal curriculum.
Se non siete stati in grado di impaginare il curriculum in una maniera almeno decente, non scrivete che avete una perfetta conoscenza del pacchetto Office. Non ci credo. Non fate finta di conoscere gestionali assurdi, programmi fantascientifici o di saper programmare in Access un modellino innovativo per il teletrasporto. Scrivete solo quello che sapete fare, sarà più che sufficiente.
E no, non scrivete che sapete navigare bene in Internet o che avete un blog. Non è molto ben visto, ahimè! Siamo pur sempre in Italia!
 

Ulteriori informazioni.
Non fate appelli ricordando servilmente la magnificenza dell’azienda, non piangete, non elencate 5 figli affamati ed urlanti  attaccati alle gambe né spiacevoli rapporti con consorti/parenti/vicini di casa. Non entrate nei dettagli della vostra vita privata, in nessun caso.
Non serve a nulla, se non a rendervi pittoreschi e  chi cerca personale non vuole personaggi da baraccone ma persone competenti ed affidabili. Proprio come voi.
Per essere pittoreschi avete tutto il tempo. Una volta assunti, chiaramente.
Se il vostro attuale capufficio è uno stronzo, non lo dite: non sta bene e non vi fa fare una bella figura.
Se state facendo vertenza al vostro vecchio datore di lavoro, fossi in voi non lo indicherei nemmeno se avete vinto.
Poi fate voi.

Più in generale, controllate l’ortografia almeno 3 volte prima di inviare il curriculum.
Non è un consiglio banale, fidatevi.
Le vostre esperiense lavorative potrebbero risultare molto meno interessanti, così come conoscere le vostre manzioni precedenti all’invio.
Basta poco.

E in bocca al lupo!





l'ha scritto phoebe1976 | 21:43 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me, tg phoebe
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mercoledì, novembre 04, 2009  
Gioca coi santi, ma lascia stare i santi
E così, grazie alla “folle” battaglia di una madre di Abano Terme, in sette anni ci siamo arrivati.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (mica un magistrato comunista qualsiasi, eh!) ha dichiarato illegittima la presenza ancestrale del crocefisso nelle scuole.
Il putiferio scatenato da questa sentenza non è paragonabile nemmeno alla dichiarazione di guerra dell’Iran alla Svizzera.
Lo sdegno è superiore a quello per gli attentati in Afghanistan.
La rabbia è così forte che tutti (ma proprio TUTTI) hanno qualcosa da dire.
 
La Carfagna minaccia ricorsi ed interventi divini, non prima di aver acceso due lumini votivi. Gli stessi, per inciso, con cui ha bruciato i negativi dei suoi passati calendari.
Per Bersani (Pretino, lo sapevo!!! Ho fatto bene a non votarti, servo!!) è una sentenza folle ed insensata.
Calderoli è stato preso da un coccolone. No, rimettete nel cassetto le trombette. S’è salvato!
Pretini, pretucoli e preti d’alto bordo minacciano di chiamare il principale per lamentarsi e far scagliare un fulmine in testa agli eretici. Finora han trovato la segreteria, ma prima o poi Lui risponderà, ne sono certi.

In genere, il commento più diffuso è stato”è una nostra tradizione, fa parte della NOSTRA cultura e non va cambiata”, la mia opinione è che anche la dote, la fuitina, la patria potestà, il reato di aborto e tante altre cose ne facevano parte ed ora NON CI SONO PIU’.

Una volta, nemmeno tanto tempo fa se si tiene conto dell’età della terra, vivevamo nelle caverne scarabocchiando icone con punte di selce scheggiate bisonti e divinità. E’ stato così per secoli, come ne siamo usciti? Eppure, era la nostra tradizione, la nostra cultura.
E qualche ominide primitivo quando il primo folle iniziò a costruire una capanna qualcosa da dire ce l’avrà avuta di sicuro.
E se sono d’accordo sul fatto che la motivazione data dalla Corte sia opinabile , il problema non è che il crocifisso “una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” ma che nella nostra Costituzione Italiana non c’è scritto che il nostro Stato è improntato alla religione cattolica.
Il nostro è uno stato LAICO, signori, che vi piaccia o meno. L’Assemblea Costituente fece questa scelta illuminata più di 60 anni or sono e ne sono orgogliosa, perché all’epoca non deve essere stato affatto facile.
Lo stato è LAICO. Non esiste una religione di stato.
No, zitti. Shhhh!
Carta canta, signori miei.

Per me la cosa giusta sarebbe niente ora di religione a scuola ma un’ora di Storia delle Religioni e niente crocifissi in uffici e scuole pubbliche. Io, mio figlio a catechismo ce lo mando il pomeriggio, semmai. 
E
ve lo dice una che alle elementari era accompagnata a messa dalle maestre, pensate un po’.
E che ci mettiamo là, sul muro? Lì, dove c’è rimasto il segno del chiodino? Allah, come dicono quelli che hanno paura di perdere la propri “identità culturale”?
No, niente santi o icone.
Ma la foto, con una bella cornicetta, del Presidente della Repubblica. O anche del Presidente del Consiglio, ne possiamo parlare. Purché si tratti di una autorità dello Stato, eletta da tutti i cittadini in uno stato libero.
Di cui dobbiamo essere TUTTI fieri ed orgogliosi di appartenere: cattolici, musulmani, ebrei, testimoni di Geova, agnostici ed atei.

Lo trovate davvero così scandaloso?





l'ha scritto phoebe1976 | 19:55 | permalink | vita vissuta, sick sad world, doveva succedere proprio a me, mi consenta una parolina
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martedì, novembre 03, 2009  
E l'alluce fu
Sabato 22 agosto
Andiamo dal rivenditore di Ariadsl, ridotti alla disperazione causa funzionamento ad minchiam della chiavetta di Vodafone.
Il ragazzo, gentilissimo, si propone di venire  a casa mia nel pomeriggio per verificare la copertura. Puntuale alle 15 arriva, mi informa che la tecnologia Wi-max non prende, ma quella “satellitare” precedente (detta appunto pre Wi-max) sì e che se vogliamo posiamo firmare già il contratto. Ci guardiamo in faccia e firmiamo.

Il rivenditore, sempre molto gentile, mi informa che tra massimo 20 giorni ci verrà installato il tutto e saremo parte della famiglia Ariadsl.
Urrà!

Lunedì 24 agosto  
Tronfia e felice disdico il contratto con chiavetta Vodafone. Tanto, presto arriverà l’installatore.
E vaffanculo.

Lunedì 14 settembre
L’estate è finita, anche se il caldo non molla la presa. Sarà il caldo, sarà il vento, ma qui l’installatore non si vede ed i 20 giorni sono agli sgoccioli.
Chiamo il rivenditore e lui, sempre gentilissimo, mi informa che presto riceverò news. In ogni caso lui, gentilissimo, si offre di ricontattare il suo capo per sollecitare il tutto.


Lunedì 28 settembre    
Casa mia non è ancora stata onorata dalla visita dell’installatore di fiducia di Ariadsl. L’Amoremio comincia ad essere insofferente e minaccia di contattare altri fantomatici operatori. Quando gli ricordo che a casa nostra non prende assolutamente altro comincia a parlare di ipotetiche fughe in isole deserte in mezzo al Pacifico orientale, sicuramente meglio servite.
Chiamo (ancora) il rivenditore che, un po’ meno gentile del solito, mi invita a chiamare il call center. Chiamo e mi risponde una signorina con chiarissimo accento rumeno, che parla l’italiano come io il russo. Mi informa che “Lei no sa niente. Io deve aspettare. Presto tecnico chiama!!!!” e mi mette giù con un fluido gesto della mano.
Aspetta e spera.

Mercoledì 30 settembre
In preda all’orticaria, l’Amoremio decide che è l’ora di far sentire la voce del maschio di casa e chiama da sè il call center. Dopo 15 minuti di “Io no sa” riesce a farsi passare il reparto tecnico dove un soggetto che dovrebbe essere preparato a mozziconi riesce a balbettare scuse e ad informarci che le antenne non sono ancora arrivate dalla Cina. Appena giunte in terra umbra, assicurano, noi saremo i primi.
Spiazzati dal mercato globale, attendiamo.

Martedì 13 ottobre
Siccome l’orticaria è degenerata in furia omicida, l’Amoremio si lancia nuovamente a testa bassa nel call center dribblando straniere coscia lunga e tecnici incompetenti ed arrivando a minacciare, anche fisicamente, tutti i soci di Ariadsl e le rispettive madri, nonne e sorelle se non ci verrà fornita la data certa della visita dell’installatore. Il tecnico tergiversa, lui minaccia di passare ad altro gestore ancor prima di iniziare. Io mi chiedo quale, ma sto zitta e piego i panni in salotto meditabonda. Dopo 20 minuti suona il cellulare. “Buongiorno, sono XXXXX installatore in Ariadsl. Quando posso venire?”.
E’ proprio vero, con le buone maniere si ottiene tutto.


Sabato 24 ottobre
Dopo due mesi (o 60 giorni o 1440 ore. Così per precisare…) arriva il tecnico. Sale sul tetto, trapana, bestemmia, si impegna a passare fili, collega pc e alla fine…. Non funziona.
NON FUNZIONA!
Tecnico: “Strano, eppure vedo il segnale…
Amoremio:”Ma come mai?”
Tecnico: “Mah… in due anni non mi era mai capitato…
Phoebe illuminata da un colpo di genio: “Chiamiamo il servizio tecnico!
Tecnico: “Il sabato e la domenica non lavorano. Sa, il call center è in Romania. Per risparmiare…
Phoebe: “E quindi?
Tecnico: “E quindi lunedì!”
Amoremio:”°°#@#**#@!!!
Phoebe: “Ehm, lo capisca… sono due mesi che aspettiamo la sua venuta…
Tecnico: “Ma come? A me Ariadsl ha chiamato il giorno stesso che vi ho telefonato!?
Amoremio:”°°#@#**#@#$#@##!!!!


Lunedì 26 ottobre.
Chiamo il call center.
Operatrice: “Buongiorno, Ariadsl!
Phoebe: “Buongiorno, guardi. Ieri è venuto un vostro tecnico e ha installato l’antenna. Vede il segnale ma internet non funziona…
Operatrice: “Nostro tecnico o vostro tecnico?
Phoebe (pensando:”Il tecnico che si sbatte tua sorella, cretina!!!”): “Il vostro…
Operatrice: “Sa chi lui é?”
Phoebe: “????
Operatrice. “No conosce nome?
Phoebe: “Scusi, ma se non lo sapete voi…
Operatrice: “Io no sa
Phoebe (spazientita oltre l’inverosimile): “Le lascio il numero di cellulare?

Mercoledì 28 ottobre
Arriva il tecnico, smanetta, telefona, prega in turco, bestemmia, prega in aramaico.
Telefona ancora, sogna statue votive rumene, si arrampica sul tetto. Il tutto di fronte a mio padre, basito da tanto fervore e da tante complicanze tecnologiche.

FUNZIONA!!!!!!!!!!!

Evviva la globalizzazione…


l'ha scritto phoebe1976 | 21:21 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me, tg phoebe, famiglia phoebe
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martedì, ottobre 13, 2009  
Il disgusto della bandiera

Vorrei essere più brava ed intelligente e non dare adito a ripicche e ritorsioni.
Vorrei essere più menefreghista e non pensare che possa esistere un mondo migliore di così.
Vorrei essere più coraggiosa, ed essermene andata via dall’Italia quando mi ne regalarono l’occasione.
Ma stare sempre zitta non posso. Non so mordermi la lingua abbastanza a lungo ed il sapore metallico del sangue che mi rimane in bocca non aiuta.

Perché io non appartengo a questo paese.

Per questo paese provo ora solo disgusto.

Un paese che non riconosce più il giusto e lo sbagliato, annegato dalle chiacchiere e dal pettegolezzo.
Un paese di pecore allo sbando, vittima consapevole del padrone che sa vendere loro la migior aria fritta.
Un paese annoiato, pigro, che non ha la spina dorsale per rimboccarsi le maniche e tentare di uscire dalla crisi ma che si limita a lamentarsi ed a prendersela con chi sta peggio.
Un'Italia che legge Moccia ed è contenta.
Un'Italia in cui la lega stravince sulle paure di chi ha studiato fino alla licenza media presa con due calci sul culo, ché è la scuola dell’obbligo. Stravince con le sue idee balzane e così retrograde e grette da sembrare surreali. Eppure la gente gli va dietro, allora sono io la strana. L’Italia va male? Troppi extracomunitari. C’è delinquenza? E’ colpa dei ROM! La crisi? E’ il sud che ritarda il nord che produce, seghiamolo via!
Un’Italia che non è più curiosa, non si informa, è becera ed intontita da “C’è Posta per te”.
Quanti italiani sanno davvero cos’è il famigerato Lodo Alfano?
Alzi la mano chi lo sa.
Coraggio, fatevi avanti! Non siate timidi! 
No, non è la storia della relazione tra Angelino e la velina Francesca Lodo.
No, mi spiace per lui (un po’ meno per lei…).
E’ qualcosa di molto più serio che introduceva nel nostro sistema la sospensione di ogni tipo di procedimento penale a carico del Presidente del Consiglio per tutta la durata del suo mandato e che costituisce un caso UNICO in tutta Europa, in cui è prevista sì una immunità per le più alte cariche governative, ma relativa all’esercizio delle loro funzioni.
Eppure, senza sapere nulla, tutti a gridare insieme al premier che si tratta di un complotto, che la Corte Costituzionale è in mano ai comunisti nemici dello Stato, così come i giudici e certi giornalisti “venduti”.
Nei sondaggi di Skynews, il 50% degli italiani votanti ha affermato trattarsi di una sentenza politica.
Che vergogna per un popolo che si definisce civilizzato.
Nessuno che abbia fatto caso al fatto che il nostro amato premier non ha MAI detto: “Ah, questa legge era giusta hanno sbagliato a ritenerla incostituzionale!”. Ha affermato invece come annullarla sia un attacco al lui, un reato di lesa maestà! Ora finirà in mano ai giudici comunisti mangia-bambini!!
Povero Silvio!!!
(Ma quanti so sti comunisti?? E non ci vanno mai a votare? Mah!)

Ma in fondo, a che serve l’opposizione? Ha ragione il premier, sbarazziamocene!
Che opposizione poi?
Dov’è? Chi è? Dov'è nascosta? Sotto il tappeto?
No, è solo troppo presa a litigarsi il potere interno, in previsione di dividersi un giorno una torta che qualcun'altro si sta già mangiando. Molto logico, molto di sinistra, sì.

E poi tutti in lutto per Messina, tutti in chiesa a pregare per morti che non hanno senso se non per quei mafiosi e quelle amministrazioni che nel procurate un dissesto idrogeologico tale hanno lucrato a più non posso, mandando al governo chi dice loro sempre sì. In accordo con la stessa Chiesa che ora dice messa e sparge incenso.
Che disgusto, che schifo.
Ha senso ancora insegnare l’inno a scuola?
Non lo so, io italiana non mi ci sento più.

Magari dovrei solo fare incetta di Maalox.



l'ha scritto phoebe1976 | 16:19 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me, mi consenta una parolina, tg phoebe
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giovedì, ottobre 08, 2009  
Trasimeno Hold'em

Io amo il Lago Trasimeno.
Io davanti al Lago Trasimeno ci sono nata ben 33 anni fa.
Io ci vivo, al Lago, e voglio continuare a viverci.
Io lo amo, come dicevo, ma sono anche molto consapevole dei suoi problemi in primis del prosciugamento progressivo delle acque e della crisi profonda che il turismo sta attraversando, complici anche flotte di zanzare assetate di sangue.
Come risolverlo?
Come far tornare il Lago agli antichi splendori degli anni ’80, quando un Trasimeno in perfetta salute accoglieva orde di nordici turisti assetati di birra e delle bellezze del luogo che venivano qui a passare le vacanze?

Io, un paio di idee ce le avrei, ma sono a lungo termine.
O comunque non immediate.
E faticose.

Prima di tutto, sul fronte materiale, una maggiore pulizia del fondo, facendo passare le dragatrici non una volta all’anno, ma un po’ di più.
Poi destinare gli addetti della Comunità Montana alla pulizia dei fossi e dei fiumiciattoli, oramai ostruiti di canne e massi a causa dell’incuria delle campagne e che impediscono alle acque piovane il deflusso verso il lago.
In tempi ormai lontani questo compito era svolto dalla manovalanza contadina, ma oramai nessuno lo fa più con conseguenze immaginabili.
O forse no, visto che nessuno ha mai avuto il genio di proporre un simile e concreto provvedimento.
Importante sarebbe poi prevedere multe molto salate per chi utilizza l’acqua del lago per innaffiare i campi circostanti. Negli anni’80 lo faceva anche mio padre, ora ha riconvertito i campi di grano in frutteto proprio per evitare gli sprechi.
Pregare che piova molto quest’inverno, ma proprio tanto, che magari Dio c’ascolta.
E ricordare che negli anni ’50 mio nonno attraversava il Lago a piedi, visto che s’era quasi asciugato, e anche se vederlo così dispiace e fa tristezza mi rendo conto che magari è solo un corso e ricorso storico.

In secondo luogo, promuovere il Lago Trasimeno come una bellezza italiana. E umbra.
La pubblicità è l’anima del turismo, no?
E allora, cazzo, perché non ho MAI visto promuovere la mia terra natia dalle istituzioni umbre?
Mai, non è capitato MAI!
Molte volte mi è capitato di andare fuori e conoscere gente straniera, ma anche italiana, che NON SA NEMMENO DOVE SI TROVA IL TRASIMENO.
Alcuni italiani pensano addirittura sia già terra toscana, immaginate. Eppure si tratta del quinto lago d’Italia, non di una pozzanghera.
Perché non promuovere un prodotto naturalistico di valore?
Va bene, l’Umbria ha tante bellezze, tra cui anche il Lago. Perché dimenticarsene? Conta più promuovere la Quintana di Foligno o Assisi?

Ma forse sbaglio tutto.
Perché invece di seguire la logica delle mie idee, la nuova grande ed ottima idea che circola in Umbria per risollevare finalmente il Lago Trasimeno è un’altra: un bellissimo e strafigo casinò “ecocompatibile” su Isola Polvese.
… 


Ora, io non capirò nulla, non sarà abbastanza intelligente o magari non ho la mentalità giusta da industriale (Silvio Berlusconi docet), però questa mi sembra una emerita cazzata.
E scusate la schiettezza.
Eppure i media umbri sono accorsi festanti ad acclamare la grande idea di tal Gianluca Bardelli, neo presidente della Casa Editrice Greentime.
Ora, prima di tutto caro Sig. Bardelli, che ne sa lei del Trasimeno?
Va bene, è umbro di nascita, ma sbaglio o non ci vive?
Sbaglio o si occupa di riviste per cacciatori?
Tralasciando la mia scarsa simpatia verso la categoria, mi dica una cosa, una sola: perché???
Perché costruire un casinò sul Trasimeno?
Quale sarebbe l’indotto che potrebbe generare?
Pensa davvero che una soluzione del genere sanerà i problemi (anche occupazionali) dell’area?
Quali specie di turisti crede attirerebbe sul Trasimeno? Non credo esista un target di turista ecologista/giocatore d’azzardo, lei sì?
E che titolo pensa di saperne di più degli addetti ai lavori che, su questo ha ragione in pieno, finora hanno collezionato pigri insuccessi?
E poi, come si costruisce un casinò “ecocompatibile”?

Ok, va bene, abbiamo frainteso e lei ci spiegherà.
Attendiamo fiduciosi.

Ma anche no.



l'ha scritto phoebe1976 | 12:35 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me, mi consenta una parolina, tg phoebe
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giovedì, ottobre 01, 2009  
A strange story

Vado in palestra quasi tutti i giorni all’ora di pranzo.
La mia è una comodità, un modo per non ingrassare o spendere troppi soldi.
Ci vado in pausa pranzo perché in quelle due ore avrei poco altro da fare se non spiaggiarmi sul divano e mangiare, e invece approfitto per allenarmi ad entrare in una taglia 40 che non raggiungerò mai e la sera sono libera per riposarmi o uscire.
Inoltre, da quando viviamo insieme anche l’Amoremio gradisce molto quest’orario e ci ritroviamo a fare spinning uno accanto all’altro con lui che mi massacra perchè non vado a tempo.
Romantico.
Sì.

Ci vado dalle una alle tre, due ore sufficienti per allenamento-doccia- pranzetto-veloce.
Light, comodo e soprattutto mi tiene lontana dai centri commerciali. Che sono una vera e propria ecatombe per il mio portafoglio, specie se hanno una libreria al loro interno.
Non so se mi spiego.

E mentre faccio la doccia spesso becco la signora delle pulizie che risistema tutto per il turno della sera.

E’ una signora minuta, con un bel sorriso. Di sicuro sudamericana.
Viene sempre coi capelli raccolti ed una vecchia tuta, passa l’aspirapolvere, svuota i cestini, pulisce i bagni. Con leggerezza e una serenità d’animo che mi sembra sempre di intravedere in fondo ai suoi occhi.

Ho scoperto poi che viene in coppia col marito due volte al giorno: la mattina e alle tre. Lei pulisce la parte riservata alle donne, lui quella agli uomini.

Il primo giorno che l’ho vista entrare con un timido “Buongiorno” l’ho salutata d’istinto, come avrei fatto con qualsiasi altra persona al mondo che entra in un luogo pubblico.

Ma lei ha sbarrato gli occhi dalla sorpresa, mentre intorno a me lo spogliatoio gremito continuava nel suo chiacchiericcio fatto di rotolini, creme anticellulite e compagni che non buttano mai e poi mai i calzini nel cesto della biancheria sporca.

E mi ha sorriso come si sorride ad una amica.

Trasparente ha iniziato a passare l’aspirapolvere zigzagando tra chiappe e chiacchiere, tra l’indifferenza generale, come se fosse lei stessa un elettrodomestico.

Invisibile e trasparente, come se fosse un supercalifragilistichespiralidoso che riordina lo spogliatoio.

Possibile che l’abbia notata solo io?

Possibile che non importi a nessuno?

Che sia normale ignorare tutti gli esseri umani che ci camminano a  fianco? Possibile che siamo diventati una società multilivello, fatta a caste, dove il diverso ci diventa semplicemente invisibile?

E io, come mai la vedevo solo ora?

Quante volte l’ho ignorata?

Parecchie, se considerate che vado in quella palestra dal 2000.

Possibile?

 

Da quel giorno saluto sempre Inès, questo è il suo nome. E’ venuta in Italia quando di stranieri qui ce n’erano pochi, i suoi figli son cresciuti da italiani e non sanno nemmeno com’è l’Ecuador.

Chissà se la vedranno mai” mi ha detto una volta. Non sanno nemmeno più la lingua, non conoscono gli odori di quella che sarebbe potuta essere la loro terra.
Sono italiani, in tutto.
Magari molto più di me.


Una storia come tante, insomma, ma è la sua.

 

E merita di essere raccontata.



l'ha scritto phoebe1976 | 09:37 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me
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lunedì, settembre 28, 2009  
Hard discount

Io, a fare spesa, vado al discount.
Forse sarà perché una delle mie migliori amiche ne dirige uno, forse perché a frutta e verdura ci pensa l’orto genitoriale, e la carne la compro solo-da-chi-dico-io,  mi ci trovo bene.

Certo, la mia amica mi indica attentamente questo sì e questo no, ma anche questo manco se stai per morì e così evito brutte sorprese.
E poi i muffin buoni e zozzi, ma davvero zozzi e con un equivalente in zuccheri di una bomba molotov, come quelli del discount non ne ho ancora trovati.
Come me deve pensarla anche buona parte della popolazione della mia città perché, magari complice la crisi, c’è sempre un putiferio di gente.

E venerdì entro per comprare due cose dopo il lavoro e in lontananza lo vedo.
Lui.
Immoto, sempre uguale a sè stesso, come un manichino di un negozio del centro.
Lui, sempre vestito Ralph Lauren.
Lo vedo da qui.
Uguale e identico a quando l’ho conosciuto.
Capelli, vestiti, faccia da io-so-sto-cazzo.
Eppure ne son passati di anni!
Ma che dorme in una camera iperbarica?

Se ne stava lì, col numerino della pescheria in mano.
Alza gli occhi e mi vede.
In contemporanea mi suona il cellulare. Smanaccio nella borsa strapiena di mille (utilissimi) oggetti e rispondo all’Amoremio: ”Ti ricordi di prendere il latte?
Sì, amore, sì.
Alzo gli occhi e Lui è sparito. Polverizzato.
Puf!
Meglio di Harry Potter.

Mah. Magari non era lui.

Faccio il giro del negozio cercando di ricordarmi le quattro cose che devo prendere.
Faccio sempre la lista della spesa, ma poi immancabilmente la perdo.
Me la ritrovo dopo settimane nelle tasche oppure come segnalibro, ma al momento utile mai una volta che salti fuori.
Cerco di fare la spesa decentemente e mi pare di intravederlo due o tre volte tra gli scaffali, come un’ombra sfuggente.
Mah. Magari mi sono sbagliata.
Agguanto i plumcake allo yogurt per la colazione e mi metto in cerca del couscous, ricordandomi al volo del latte.
Sennò chi lo sente quello…
Arrivo alla cassa, mi metto in fila e lo vedo.
In cima alla fila, sguardo sfuggente, nervoso come un riccio intrappolato nella tana di un serpente.

E non è solo
.

Accanto ha la ragazza che geneticamente gli spetta di diritto.
Magra come un manico di scopa, bacino da ragazzino undicenne, pantaloni griffatissimi e ai piedi un signor tacco 12.
Risalendo è impossibile non notare la borsa Prada, il capello cotonato e la bocca a culo di gallina che le riempie i ¾ del faccino. Botox?
Figa di legno DOP.
Impossibile sbagliarsi.

Sto lì, a tre metri di distanza.
Possibile che non mi veda?
Sbatacchia il piede per terra, mi sembra che stia pure sudando.
Quasi quasi scavalco la fila e vado a salutarlo.
Vado lì e gli faccio toc toc su una spalla. Ehi, tu? Ti ricordi di me? Ma non lo faccio.
Un po’ perché sarebbe troppa fatica, un po’ perché di sicuro lei mi guarderebbe manco fossi uno scarafaggio. In fondo, c’ho una borsa di Carpisa, diamine!
Lo vorrei fare, davvero, ma credo che le due signore cotonate che si frappongono tra noi mi picchierebbero con i barattoli maxi dello yogurt.
E poi ho perso l'attimo.

Li guardo infilare tutta la spesa in una borsa termica uscita magicamente dalla borsa di Prada e sparire oltre le porte scorrevoli.
Griffatissimi, pettinatissimi. Scontatissimi.

Ora, molte domande affollano la mia mente.
Perché non mi ha salutata? Nemmeno un misero ciaociao con la manina, niente.
Sbaglio o lui era terrorizzato dall’avermi incontrata?
Sono così brutta?
Oppure nonostante gli anni è ancora traumatizzato dall’essere uscito con me?
Paura? Davvero?
Solo perché gli ho fatto notare che vista la dotazione che madre natura gli aveva regalato nel pacchetto aveva poco da fare lo svelto?

E inoltre… Ha senso vestire come David e Victoria Beckam  e finire a fare la spesa con i comuni mortali, lottando per un carrello e per l’ultima scatola di muffin in offerta?
Che poi, ma le fighe di legno mangiano?
Io pensavo sinceramente che campassero filtrando l’umidità dell’aria e che questo giustificasse la postura della bocca.

Ah, non si finisce mai di imparare…



l'ha scritto phoebe1976 | 18:14 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
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venerdì, settembre 25, 2009  
La prima volta

L’altro ieri l’ho mancato, vuoi per la mancanza di un’edicola sul tragitto casa-lavoro, vuoi perché francamente credevo che qui nella profonda provincia verde ed incontaminata le novità non arrivassero con tutta questa velocità.

Ieri ero di corsa, ho dribblato il traffico e sono arrivata in ufficio in ritardo.
Merda.
Posso essere sempre così scombinata? Vado alle sette di sera, come timido tentativo , all’edicola del mio paese. Niente. Esaurito. Non come mi aspettavo “Non ce l’ho” (considerando che tiene una sola copia de “L’internazionale” e che tutti i mesi devo fare a botte con un paio almeno di compaesani per accaparrarmelo). Mi ha risposto: “E’ finito”.
Mmmmm…
Bene, ora sono curiosa sul serio.
Torno a casa, metto un promemoria per la mattina successiva e vado a dormire tranquilla.

Se vi state scandalizzando del fatto che io non sia abituata a comprare quotidiani, bèh mi spiace. I generici li trovo un po’ anacronistici, spesso sorpassati dagli eventi. Mi piace comprarli la domenica e leggerli in piazza mentre prendo l’aperitivo d’estate. E poi un euro e più al giorno, tutti i giorni, mi diventa un’abitudine un po’ cara, senza considerare che possono essere letti gratis online.

La mattina alle 8 e 15 sono davanti ad un’edicola abbastanza grande con l’Amoremio.
Andiamo.
Phoebe: “Buongiorno, lo tiene Il fatto quotidiano?”
OminoDell’Edicola (scocciato): “Più che tenerlo, me lo portano. Mica lo scelgo!!
Phoebe (piccata): “Vabbè, me ne dà una copia?
Mi passa il giornale, io pago e all’Amoremio viene la curiosità:”Scusi, ne vende molti?
ODE (sbuffando e facendo spallucce): “E’ solo una moda. Lo compra chi in genere non prende quotidiani
E stai contento, brutto cretino, che ti aumentano le vendite, no???
Sto per ribattere e mettergli anche le mani addosso (ma tu guarda se dovevo trovare l’unico edicolante berlusconiano dell’Umbria), ma l’Amoremio mi tira via.
Uomo saggio.

Per chi non lo sapesse, Il Fatto Quotidiano nasce da un’idea di Antonio Padellaro e su promozione di un famoso e celeberrimo blog.
Edito dal 23 settembre, conta già su più di 30000 abbonati. il giornale non si avvale di finanziamenti pubblici e la proprietà è in mano ai redattori per garantirne l’indipendenza.
La sua redazione è giovane e di spicco; tra le firme Peter Gomez, Furio Colombo Luca Telese, Beatrice Borromeo e Marco Travaglio. Un target chiaramente giovane, solitamente abbandonato e snobbato nel panorama editoriale italiano.
In prima pagina, di spalla, l'editoriale di presentazione del direttore, dal titolo "Linea politica la Costituzione". Poco? Scontato? Di questi tempi affatto.
Padellaro chiarisce che Il Fatto sarà ''un giornale d'opposizione. A Berlusconi certo'' ma ''non faremo sconti ai dirigenti del Pd e della multiforme sinistra che in tutti questi anni non è riuscita a costruire uno straccio di alternativa. Troppi litigi, troppe ambiguità''.
Quasi quasi mi abbono. Anche in pdf, perché noi siamo giovani.

Buona lettura, e abbonatevi!



l'ha scritto phoebe1976 | 10:54 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, caffetteria letteraria, mi consenta una parolina
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martedì, settembre 22, 2009  
LIft me up

Centro commerciale affollato.
Ore 14 di un giorno feriale.
Infilo il libro in borsa e vado verso l’ascensore.

In genere vado a leggere lì quando fa troppo freddo per andare al parco o magari piove, quindi spesso sono svagata dalle riflessioni che la lettura comporta.
Pardon, più svagata del solito, intendo.
Pigio il tasto della chiamata. Attendo. L’ascensore arriva. Anzi, arrivano, visto che se ne aprono due, uno vuoto e uno con due uomini dentro che chiacchierano allegramente in dialetto stretto.
Prendo il più vicino a me, quello vuoto e faccio per premere il bottone quando irrompe una ragazza tutta trafelata.
Avrà la mia età, tutta acchittata e fresca di parrucchiere che è una bellezza.
Mi dovrei alzare alle cinque del mattino per andare in ufficio così. Ed è piena di buste, grandi, piccole, colorate.
Ragazza: “Scusa, posso salire???” mi ansima in faccia.
Io sgrano gli occhi. Mi verrebbe da dirle che è un ascensore non la mia macchina!!!!
Phoebe: “Ma… certo…

Le porte si chiudono, lei si ravvia i capelli e emette un sospiro di sollievo. Immagino già diverse ipotesi:
1) un ex fidanzato molesto e smanaccione che l’ha riconosciuta tra la folla della pausa pranzo
2) un furto in un negozio, appena si è resa conto che la carta di credito era morta, per tenersi lo stesso i suoi acquisti
3) faceva jogging sui tacchi, perché è trendy

Invece lei mi fa: “No, perché sai, io ho paura a prender l’ascensore sola...
Phoebe: “Eh, un po’ pure io… con la claustrofobia…”
Ragazza: “Ma no!!! Macché claustrofobia!” risponde sdegnata come se le avessi detto di avere le piattole “Ma non hai visto quei due tipacci nell’altro ascensore?
Phoebe: “
Ragazza: “E poi io l’ascensore con un uomo non lo prendo mai. Chissà che può succedere.
Phoebe: “????

Appena si aprono le porte schizzo via, contenta che il centro commerciale sia solo a tre piani.
Ora, posso capire tutto, ma i due uomini nell’altro ascensore erano due operai della ditta che sta attaccata al centro commerciale (ancora in tuta dall’evidente colore) dell’età di mio padre, che paciosamente chiacchieravano del tempo e dei figli snaturati.

In un centro commerciale.
Videosorvegliato.
Alle due del pomeriggio.

Ci dovranno mettere le ronde pure lì…



l'ha scritto phoebe1976 | 11:36 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me, tg phoebe
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